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cielo

perché di solito quando parti per un viaggio capita di avere un po’ di nostalgia di casa propria. questa volta no…

perché ti immagini la sera prima di partire quello che potrà aspettarti, ma forse è più quello che speri che accada. e stavolta è stato molto di più…

perché non conosci te stesso e ti trovi a doverlo condividere con altri. ma se gli altri siete voi…

 

non posso fare altro che ringraziare tutti quelli che in questo viaggio ci sono stati, con le gambe, coi pedali, col cuore, col sudore, col pensiero…

vorrei partire da Giovanni…ci ha salutati alla partenza e mi ha lasciato un po’ di vuoto dentro sapendo che non sarebbe potuto essere con noi con la sua allegria e che la sua allegria non sarebbe potuta essere neppure con lui. E’ stato comunque vicino a noi ed è una presenza importante anche solo quando puoi sentirlo soltanto a telefono.

 

Fiorella…una mamma ce l’ho e ne vado assai fiero ed orgoglioso, ma tu sei comunque un importante punto di riferimento quando siamo fuori col Tandem. Mi incazzerei spesso con te, ma ho capito di riuscire a capirti ed anche tu hai capito. grazie di quell’abbraccio e di tutti i momenti condivisi.

 

Sara…un’impeccabile macchina organizzatrice da guerra. senza il tuo vademecum mi sarei perso tra assessori sindaci pro loco suore e preti…un navigante perso seppur col navigatore, un pulminista senza benzina. grazie davvero di cuore.

 

Silvano…un vero condottiero per i sentieri le vie e le strade tra Firenze e Roma…sempre preciso ed affidabile…salite e discese, tornati affrontati con spirito di sacrificio fatica e voglia di farcela.

 

Stefano…per me sei l’ago della bilancia…forse non te ne rendi neppure conto, ma la tua è una presenza indispensabile; mai una parola di troppo, sempre un sorriso in più…paziente e deciso. un forte abbraccio.

 

Claudia e Francesca…altro che veline! precise organizzate…vere e proprie vicepresidenti…non c’è che dire! adesivi, pulmini…claudia il tuo zampino è ovunque! e poi bel concerto di Jovanotti, no?!?!?

 

Gigi…”mi sono messo a servizio” hai detto appena arrivato col camion…beh, mica una cosa da poco. lo spirito del Tandem è anche questo!

 

Giovannino…a volte una manata te la darei proprio volentieri, ma poi finisco per abbracciarti, e tu mi saluti col tuo “sudore”…lì per lì mi allontano…ma è bello, sai? ce l’hai fatta un’altra volta!! non smettere di crescere, il domani è fuori che ti aspetta.

 

Ilenia…resta così, sempre! felice della vita entusiasta sognatrice curiosa appassionata. ti auguro tutto il bene e tutto il meglio. Ti sei messa alla prova ed hai capito di potercela fare, hai lottato contro la fatica e contro le difficoltà e sei stata anche un’ottima compagnia di cicloviaggio!

 

Francesco…beh, ti ho già detto tutto venerdì davanti al ping pong. CLOP GGGIOVANOTTO E DUODENO.

 

nessuno avrà imparato niente da questa settimana, ma ce l’abbiamo fatta e mi sembra già tanto! abbiamo sudato (molto più voi di me) faticato sorriso dormito mangiato…soprattutto abbiamo sbagliato strada…ma siamo arrivati e questo significa che alla fine abbiamo trovato la via giusta. Abbiamo trovato la via giusta non soltanto con le bici, ma la via giusta per stare insieme.

abbiamo imparato molto quindi: abbiamo condiviso un’esperienza irripetibile.

grazie a tutti, un abbraccio…vi voglio bene.

Simone.

 

“mormora la gente mormora
falla tacere praticando l’allegria,
giocano a dadi gli uomini,
resta sul tavolo un avanzo di magia”

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Sesto giorno: ormai la nostra meta si avvicina. Alle 8 di mattina abbiamo lasciato Sutri e per evitare di dover viaggiare nella trafficata via Cassia alle porte di Roma abbiamo deciso di dirigerci verso il lago di Bracciano del quale abbiamo effettuato uno splendido giro panoramico.

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In tardo pomeriggio siamo giunti a Campagnaro di Roma, dove abbiamo alloggiato presso il centro parrocchiale.

Domani, dopo appena 30 chilometri, giungeremo, attraverso la via Francigena a Roma.

Ormai ogni salita risulta meno faticosa della precedente, ogni goccia di sudore equivale ad un passo in avanti verso il nostro obiettivo.

Finalmente riusciremo a raggiungere la nostra missione: unire le ultime due capitali d’Italia, Firenze e Roma, per dimostrare attraverso questo viaggio che siamo ancora un popolo unito dagli ideali. E attraverso le pedalate vogliamo trasmettere il nostro messaggio di pace e di speranza in un futuro migliore.

Nonostante tutte le difficoltà siamo riusciti a vistare molte località durante il nostro percorso, a ristorarci ed a divertirci con le poche risorse di cui eravamo a disposizione. Non abbiamo ancora raggiunto la nostra meta, ma con lo spirito siamo già arrivati a Roma.

Il quinto giorno di viaggio c ha visti partire da Montefiascone in direzione della città di Viterbo, città della quale abbiamo visitato il centro storico bello e caratteristico, specialmente nella antica parte medievale.

Ripartiti da Viterbo ci siamo diretti verso il piccolo centro di Vetralla nel quale abbiamo consumato il pranzo.

Il nostro viaggio è poi proseguito verso l’antica rocca medievale di Capranica per concludersi nel comune di Sutri dove siamo stati accolti dalla Pro Loco e dal Sindaco guido Cianti per consumare tutti insieme pizza e dolci tipici locali.

Anche in questa occasione è avvenuto il consueto scambio di doni che abbiamo deciso di condividere con le varie realtà associative e con le diverse amministrazioni locali che abbiamo salutato nel nostro viaggio: la maglietta celebrativa dei primi 5 anni di vita dell’Associazione, la maglietta del viaggio organizzato in occasione del 150° anniversario dell’Unità d’Italia ed il dvd del film “L’uomo che verrà” di Giorgio Diritti.

Quinto dì

Successivamente la signora Donatella, vera Cicerone dell’antichissima città di Sutri, ci ha accompagnati per le vie del centro storico e nel parco di villa Savorelli nei pressi dell’anfiteatro romano, prima di cenare in un ristorante tipico nella piazza centrale del paese. 

Il quarto giorno di viaggio ci ha visti impegnati a pedalare anche sotto la pioggia! L’arrivo a Montefiascone è stato, infatti, oltreché in salita per gli ultimi 6 chilometri, bagnato da un’incessante pioggia.

La tappa intermedia è stata il suggestivo percorso segnato dal Sentiero dei Briganti lungo la riva del lago di Bolsena presso il quale abbiamo pranzato in compagnia di un ciclista francese impegnato in un “giro d’Italia” in solitaria che ci sta “accompagnando” nel nostro avvicinamento alla Capitale. A farci compagnia c’era anche un gattino che ha approfittato delle nostre provviste.

Dopo quattro giorni il nostro viaggio è ben oltre la metà; abbiamo percorso oltre 250 chilometri tra le campagne toscane e laziali ed oramai vediamo la meta vicina, il traguardo è veramente vicino!

Vogliamo cogliere l’occasione per ringraziare l’amministrazione comunale di Montefiascone nella persona di Loredana Smafora, la locale associazione dei commercianti ed il suo rappresentante Angelo Macera e la preside dell’Istituto Comprensivo, dott.ssa Maria Rita Salvi, per la calorosa accoglienza riservataci e per i doni che ci hanno consegnato.

a nostra volta abbiamo consegnato alcuni pensieri di Pace scritti da parte nostra per lasciare un segno tangibile del nostro passaggio.

Dopo i circa 50 km della tappa di ieri, di cui la maggior parte in salita, abbiamo passato un pomeriggio intenso e divertente a Barberino Val D’Elsa.

In serata siamo statti ospiti della sezione cinghialai di Tavernelle “La Disturbo”, dove abbiamo gustato le loro specialità. Lì abbiamo incontrato il vicesindaco David Baroncelli, che ringraziamo insieme al sindaco Sestilio Dirindelli, Angela Mori e a tutta l’ amministrazione comunale per averci offerto l’ottima cena e il locale della palestra in cui abbiamo riposato.

Grazie anche a Claudio Rufi e Mauro Maioli della polisportiva di Tavarnelle per la loro grande gentilezza e disponibilità.

Alle 7.15 del mattino siamo partiti alla volta di Ponte D’Arbia. Il percorso è stato lungo circa 70 km, fortunatamente più agevoli di quelli di ieri, nonostante i molti saliscendi. Quella di oggi è stata una tappa all’insegna della cultura; abbiamo potuto ammirare le bellezze di luoghi storici quali Staggia, Monteriggioni e Siena.

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Ristorarci e rilassarci nella stupenda Piazza del Campo di Siena dopo aver pedalato senza sosta per quasi due ore è stata un’emozione che non può essere capita se non vissuta con i propri sensi: tutta la fatica del viaggio sembra è improvvisamente sparita una volta che ci siamo seduti sulle mattonelle rosse riscaldate dal sole.

Dopo la lunga sosta siamo ripartiti in direzione Ponte d’Arbia. Domani, a Monteroni d’Arbia, incontreremo l’assessore Massimo Granchi e gli consegneremo i nostri doni. Stasera purtroppo Sara è ripartita per Campi.

Un grosso abbraccio da parte di tutti i partecipanti del Tandem di Pace all’amico Giovanni Grossi.

1 maggio

Prima giorno in bici: fatica e dolore per raggiungere la pace.

siamo partiti, dopo le foto di rito, da piazza Dante a Campi Bisenzio alla volta di Tavarnelle Val di Pesa.

Durante questa prima tappa del nostro viaggio abbiamo capito fin da subito cosa possa significare compiere un grande sforzo per raggiungere i nostri obiettivi.

Ogni chilometro e ogni salita hanno rappresentato una sfida da vincere, soprattutto perché questo è il
nostro primo giorno di viaggio e non tutti sono abituati a pedalare con vigore!
Vedere il mondo seduti sul sellino è un’esperienza magnifica.

lungo il nostro percorso abbiamo avuto occasione di visitare il Cimitero degli americani di Falciani: abbiamo provato
una grande emozione nell’ osservare l’immensa distesa d’erba verde costellata di croci bianche.

Tappa intermedia lungo il percorso è stata la città di San Casciano della quale abbiamo avuto modo di visitare il centro storico dopo aver consumato il pranzo in piazza della Repubblica.

Nel pomeriggio abbiamo infine raggiunto la nostra meta, Tavarnelle Val di Pesa, dove nella piazza municipale ci siamo ristorati dopo il lungo percorso. Qui abbiamo ammirato un monumento dedicato ai caduti dell’ esercito neozelandese
che liberarono la città nel 1944 dalle compagnie del Battaglione Maori.

Durante questo nostro viaggio siamo stati sostenuti da molte persone. In particolar
modo ringraziamo l’assessore Fossi, che stamattina è venuto a salutarci alla
partenza, e Sandro, che ci ha accompagnato in questa prima tappa.

FRATELLI D’ITALIA

Fratelli d’Italia

Dobbiamo alla città di Genova “Il Canto degli Italiani”, meglio conosciuto come Inno di Mameli.

Scritto nell’autunno del 1847 dall’allora ventenne studente e patriota Goffredo Mameli, musicato poco dopo a Torino da un altro genovese, Michele Novaro, il Canto degli Italiani nacque in quel clima di fervore patriottico che già preludeva alla guerra contro l’Austria.

L’immediatezza dei versi e l’impeto della melodia ne fecero il più amato canto dell’unificazione, non solo durante la stagione risorgimentale, ma anche nei decenni successivi. Non a caso Giuseppe Verdi, nel suo Inno delle Nazioni del 1862, affidò proprio al Canto degli Italiani – e non alla Marcia Reale – il compito di simboleggiare la nostra Patria, ponendolo accanto a God Save the Queen e alla Marsigliese.

Fu quasi naturale, dunque, che il 12 ottobre 1946 l’Inno di Mameli divenisse l’inno nazionale della Repubblica Italiana.

 

….

Siamo a Torino: “Colà, in una sera di mezzo settembre, in casa di Lorenzo Valerio, fior di patriota e scrittore di buon nome, si faceva musica e politica insieme. Infatti, per mandarle d’accordo, si leggevano al pianoforte parecchi inni sbocciati appunto in quell’anno per ogni terra d’Italia.

In quel mezzo entra nel salotto un nuovo ospite, Ulisse Borzino, l’egregio pittore che tutti i genovesi rammentano. Giungeva egli appunto da Genova; e voltosi al Novaro, con un foglietto che aveva cavato di tasca in quel punto: – To’ gli disse; te lo manda Goffredo. –

Il Novaro apre il foglietto, legge, si commuove. Gli chiedono tutti cos’è; gli fan ressa d’attorno. – Una cosa stupenda! – esclama il maestro; e legge ad alta voce, e solleva ad entusiasmo tutto il suo uditorio. – Io sentii – mi diceva il Maestro nell’aprile del ’75, avendogli io chiesto notizie dell’Inno, per una commemorazione che dovevo tenere del Mameli – io sentii dentro di me qualche cosa di straordinario, che non saprei definire adesso, con tutti i ventisette anni trascorsi. So che piansi, che ero agitato, e non potevo star fermo.

Mi posi al cembalo, coi versi di Goffredo sul leggio, e strimpellavo, assassinavo colle dita convulse quel povero strumento, sempre cogli occhi all’inno, mettendo giù frasi melodiche, l’un sull’altra, ma lungi le mille miglia dall’idea che potessero adattarsi a quelle parole. Mi alzai scontento di me; mi trattenni ancora un po’ in casa Valerio, ma sempre con quei versi davanti agli occhi della mente. Vidi che non c’era rimedio, presi congedo e corsi a casa. Là, senza neppure levarmi il cappello, mi buttai al pianoforte.

Mi tornò alla memoria il motivo strimpellato in casa Valerio: lo scrissi su d’un foglio di carta, il primo che mi venne alle mani: nella mia agitazione rovesciai la lucerna sul cembalo e, per conseguenza, anche sul povero foglio; fu questo l’originale dell’inno Fratelli d’Italia.” 

 

 

Fratelli d’Italia
L’Italia s’è desta,
Dell’elmo di Scipio
S’è cinta la testa.
Dov’è la Vittoria?
Le porga la chioma,
Ché schiava di Roma
Iddio la creò.
Stringiamci a coorte
Siam pronti alla morte
L’Italia chiamò.

Noi siamo da secoli
Calpesti, derisi,
Perché non siam popolo,
Perché siam divisi.
Raccolgaci un’unica
Bandiera, una speme:
Di fonderci insieme
Già l’ora suonò.
Stringiamci a coorte
Siam pronti alla morte
L’Italia chiamò.

Uniamoci, amiamoci,
l’Unione, e l’amore
Rivelano ai Popoli
Le vie del Signore;
Giuriamo far libero
Il suolo natìo:
Uniti per Dio
Chi vincer ci può?
Stringiamci a coorte
Siam pronti alla morte
L’Italia chiamò.

Dall’Alpi a Sicilia
Dovunque è Legnano,
Ogn’uom di Ferruccio
Ha il core, ha la mano,
I bimbi d’Italia
Si chiaman Balilla,
Il suon d’ogni squilla
I Vespri suonò.
Stringiamci a coorte
Siam pronti alla morte
L’Italia chiamò.

Son giunchi che piegano
Le spade vendute:
Già l’Aquila d’Austria
Le penne ha perdute.
Il sangue d’Italia,
Il sangue Polacco,
Bevé, col cosacco,
Ma il cor le bruciò.
Stringiamci a coorte
Siam pronti alla morte
L’Italia chiamò

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